Silenzio

Tutto dorme.

Il silenzio ti entra dentro.

La voce risuona sorda, un urlo

è uno stupro.

E’ un silenzio che assorda

anche la luce del sole.

Avvolge di fitta nebbia

gli scarsi richiami

nell’aria immobile,

i pensieri, le sensazioni.

Per trovare vita

bisogna scavare nel fango,

giù nel regno dei funghi

e delle muffe, percorso

di bave di lumache e vermi.

 

 


Lo scudo

Ripara il tuo corpo

con un lucido scudo: che non possa

ferire la sua sorda risonanza.

La baldanza

dei muscoli tesi, lucidati

d’aspro sudore d’organi

in frizione assordante.

La crepa delle labbra

che lascia uscire umori

velenosi di umide dolcezze.

E più di tutto, la distesa

terribile della pelle,

che sguscia odori

di foresta, grotta, stagno.

Canta il tuo corpo in toni accesi:

ho per te uno scudo che smorza,

regola il ribattere dei plessi

in una musica buona

di bellezza.


Mia fame d’amore

Mia fame d’amore,
grazie di avermi condotto fin qui.
D’avermi schiaffeggiato
di ghiaccio e dolore e violenza
e altri abitanti del cuore
umano.
Mia fame d’amore, grazie
per le bocche della follia
spalancate a ogni nuovo abbandono:
per questo dono –
che schianta il mio orgoglio –
quanti grazie ti devo.
Mia fame d’amore
mai placata,
grazie della visione
ancora confusa, ma certa
verso cui traghetti il mio cuore.
Grazie delle mille domande
che poni continua,
instancabile alle cose.
Per la voce in risposta,
il sibilo sussurrato delle cose
che ora posso udire
e fa paura – ma passa, forse.
Per mille altri doni ancora
ti ringrazio, mia fame d’amore.
A domani. Dormi un po’, ora.


Inverno

Si screpola la pelle

di ghiaccio del lago profondo.

Crepe nuove di nero

striano il bianco abbacinante.

Chi forza quella scorza,

placenta di nero utero?

Pure, un soffio gelato

appena increspa il latte nero:

attraverso lo specchio

appare a frammenti la forma.

Sì, non c’è dubbio: vive

qualche cosa ancora nel pack.

Il corpo devastato

sopravvissuto a chissà quali

stermini, a sottili

e selezionate torture;

le labbra cianotiche

per i rudi baci del ghiaccio;

una radiografica

trasparenza della pelle tesa,

arabescata fitta

di rami azzurastri di vene;

il ceruleo rancore

degli occhi ancora sottilmente

febbricitanti. Questo

porta alla seguente diagnosi

l’osservatore, chino

giù sul nero pozzo profondo:

“Guasto d’amore”


In ascolto

Al bar. In ascolto.
Le voci formano armonie inconsapevoli.
Sgranano fili di sillabe.
La mia mente ne forma un tappeto versicolore.
Meraviglioso.
Ogni tanto una voce emerge, tenta
imporre il suo senso.
Ma io lesto la ricucio nel mio
insensato, bellissimo arazzo.


Marzo

Oggi per la prima volta da molti mesi una chiazza di sole ha macchiato di luce una parete della mia camera da letto – proprio quella su cui appoggia la testiera.

Una grande gioia mi ha invaso.

Penso che è per questo motivo che ogni anno attendo l’arrivo di marzo con tanta trepidazione – per lo meno, da quando abito in questa piccola casa a ringhiera, tanto avara di luce d’inverno.

Anche se è ancora freddo, marzo è il mese del ritorno della luce. Un evento molto importante. Un segnale visivo di cambiamento positivo.

Nei giorni che seguiranno, cercherò di serbare nel cuore il ricordo di quest’attimo prezioso, perchè mi soccorra nei momenti bui.


Attimo per attimo

Anima mia
Infettata dall’ipocrisia
Purulenza di menzogne che
Perforano perforano
Pozzi di oblio
Profondi

“Il viver nell’oblio è certo buona cosa:
attimo per attimo la mente tua riposa.
Puoi far tutto, o forse niente:
da domani si vedrà:
e sarà – sarà quel che sarà”

Ecco come parli tu.
Saperlo basti.
Ma una postilla – lascia – vorrei porre
ad “attimo per attimo”:
tu lo intendi
“vivere nel nulla che ogni attimo
impeccabilmente
sputa e inghiotte”.


Il mio amore per te

Come una foglia già secca, che
staccarsi non vuole dal ramo.
Come una donna, seduta sull’orlo
del mare, che aspetta, e osserva fissa.
Come un vecchio, invaso, nella mente
inferma, dai ricordi della giovinezza.
Tale è il mio amore per te.

Come una casa vuota, piena
di cose che un tempo servivano a qualche
scopo.
Come un abito che da tempo non indossi,
pendulo sulla sua gruccia.
Come una vecchia canzone che ti torna in mente,
e canticchi senza accorgertene.
Tale è il mio amore per te.

Come il silenzio.
Come il silenzio, il mio amore per te.


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