Inverno

Si screpola la pelle

di ghiaccio del lago profondo.

Crepe nuove di nero

striano il bianco abbacinante.

Chi forza quella scorza,

placenta di nero utero?

Pure, un soffio gelato

appena increspa il latte nero:

attraverso lo specchio

appare a frammenti la forma.

Sì, non c’è dubbio: vive

qualche cosa ancora nel pack.

Il corpo devastato

sopravvissuto a chissà quali

stermini, a sottili

e selezionate torture;

le labbra cianotiche

per i rudi baci del ghiaccio;

una radiografica

trasparenza della pelle tesa,

arabescata fitta

di rami azzurastri di vene;

il ceruleo rancore

degli occhi ancora sottilmente

febbricitanti. Questo

porta alla seguente diagnosi

l’osservatore, chino

giù sul nero pozzo profondo:

“Guasto d’amore”

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Digitato da Ludovico Polidattilo esclusivamente con il sesto dito.

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